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Autismo, i genitori chiedono supporto a Gerosa: preparazione e coinvolgimento dei terapisti vicini ai ragazzi – Cronaca


TRENTO. Avere un figlio autistico mette i genitori nella condizione di dover gestire piccole e grandi sfide quotidiane e senza buoni alleati anche la capacità di integrazione è messa a dura prova.Da alcune settimane un gruppo di genitori ha steso un documento e iniziato una raccolta di firme da presentare all’assessora all’istruzione Francesca Gerosa. Nella lettera avanzano una serie di proposte per migliorare la situazione soprattutto nelle aule scolastiche. L’assessora si è resa disponibile ad ascoltare le loro richieste e la speranza di questi genitori è di riuscire ad aprire un canale di dialogo.«Dalla nostra esperienza come familiari, abbiamo rilevato che se hai la fortuna di trovare insegnati, educatori e istituti preparati a queste situazioni, la gestione dei vari problemi che si possono creare diventa sostenibile e si ottengono buoni risultati, altrimenti si rischia di cadere all’interno di situazioni non solo difficili da gestire ma anche pericolose per i nostri bambini/ragazzi con episodi di etero e autolesionismo, sia a scuola che a casa», scrivono nella lettera.Di fronte ad un rifiuto dei ragazzi ad andare a scuola, ad esempio, spesso i familiari si trovano impossibilitati a imporre la loro volontà. Ma evitare certe situazione, secondo questi genitori, è possibile. «Una delle principali problematiche riscontrate è, in molti casi, la mancanza di adeguata preparazione degli insegnanti di sostegno e degli educatori che seguono i bambini dello spettro autistico», fanno presente. Questa sindrome comporta atteggiamenti e comportamenti che, se non conosciuti alle persone che li seguono, rischiano di diventare momenti di fatica per tutti.Per questo motivo genitori ritengono importante la collaborazione con i Centri che seguono i ragazzi. L’auspicio è che vengano aumentati gli incontri e che i terapisti che seguono i ragazzi in terapia in orario extrascolastico possano entrare nelle scuole per poter agevolare l’integrazione scolastica e la comunicazione. I familiari, che di esperienza in materia purtroppo ne hanno molta, ritengono che una formazione generalizzata sulla sindrome purtroppo serva a poco, ma occorra coinvolgere chi quei ragazzi li conosce bene.Altra richiesta delle famiglie riguarda un piano di inclusione condiviso da tutti gli istituti presenti sul territorio. Piano in grado di favorire i bambini attraverso una maggiore consapevolezza da parte di tutto l’ambiente scolastico di quali siamo le modalità relazionale adeguate per creare un clima di sereno. Ci sono poi questioni pratiche che vengono segnalati da questi genitori, accorgimento che potrebbero rendere il lavoro di tutti più facile.Tra questi la continuità educativa e un’attenzione alla copertura scolastica, sia nelle ore di lezioni che in mensa o durante gli intervalli. «Molti genitori si sono trovati a dover scegliere se mantenere il lavoro o rinunciare allo stesso per poter seguire al meglio il proprio figlio. Molte volte non si possono inserire i figli al posticipo, non possono andare in mensa o prendere parte all’intervallo e nel caso l’educatore o l’insegnante sia assente, viene chiesto di tenerlo a casa. Crediamo che questo comporti una vera e propria discriminazione per i nostri figli».Per discutere di queste e altre questioni i genitori chiedono l’attivazione di un tavolo di lavoro con la presenza di una rappresentanza dei familiari per riuscire insieme ad individuare delle strategie per favorire una vera e concreta inclusione scolastica dei loro figli. Intanto proprio martedì 2 aprile si celebra la giornata mondiale per la consapevolezza sull’autismo. Un appuntamento importante anche alla luce dei numeri.Secondo l’Osservatorio Nazionale per il monitoraggio dei disturbi dello spettro autisti 1 bambino su 77 (età 7-9 anni) presenta un disturbo dello spettro autistico con una prevalenza maggiore nei maschi, che sono colpiti 4,4 volte in più rispetto alle femmine. 



Originale su L’Adige

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