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Casa di riposo di Pergine, Parolari: «I familiari hanno ragione, una gestione incomprensibile» – Pergine


PERGINE. La ex presidente di Upipa, ex direttrice di Asif Chimelli e ora consigliera provinciale del Pd Francesca Parolari non ha dubbi: la lettera inviata dai rappresentanti dei familiari della Apsp Fondazione Montel all’azienda e all’assessore Mario Tonina, la scorsa settimana in visita proprio alle due Rsa di Pergine, contiene «legittime lamentele». E anche l’assessore, «in quanto responsabile dei servizi socioassistenziali erogati da enti accreditati e convenzionati», dovrà «rendere conto del perché a Pergine i rapporti con i familiari» non tengano conto delle direttive provinciali.
Letta la replica della direzione e della presidenza dell’Apsp alla lettera dei familiari pubblicata sull’Adige, Parolari ricorda che «sulla scrivania dell’assessore Mario Tonina giace inevasa» la sua interrogazione, «in merito alle incomprensibili restrizioni all’accesso dei familiari in alcune Rsa trentine».
A Pergine gli orari di visita sono 9-11.30 e 14-18.30. Prima del Covid erano molto più estesi e privi di interruzione ai pasti, mentre ora a pranzo e a cena non è possibile assistere né tenere compagnia agli ospiti delle strutture di via Marconi e via Pive. «Si tratta – osserva Parolari – di una decisione unilaterale assolutamente arbitraria, ingiustificata e infondata. Non sussistono infatti ragioni di alcun tipo per cui al familiare sia impedito di entrare in struttura dopo le 18.30».
Ciò significa che un anziano a Pergine nei giorni feriali rischia di non poter incontrare i propri cari in quanto gran parte delle persone in quegli orari lavora. Per la consigliera, non sussistono inoltre «motivi igienico sanitari di alcun genere che giustifichno il fatto che i familiari debbano rimanere fuori dalla sala da pranzo: «Per quanto riguarda la garanzia di tranquillità durante il pasto, faccio presente che possono essere attivate, con relativa facilità, strategie organizzative per far sì che all’ospite sia permesso il pasto in un ambiente disteso».
«Preoccupanti» sono per la consigliera, infine, le modalità di stesura del Progetto assistenziale individualizzato: «Le direttive provinciali, a cui tutte le Rsa devono attenersi – ricorda Parolari, che è stata anche presidente della Rsa di Nomi – prevedono che il PAI sia steso “con l’apporto e la condivisione della persona e della famiglia”. Non esiste quindi che il documento, centrale per “mantenere/migliorare le capacità funzionali, comportamentali, cognitive, affettive-relazionali” della persona accolta in Rsa, sia elaborato e trasmesso alla Provincia senza che sia condiviso dall’anziano e dai suoi familiari. A Pergine, invece, succede proprio questo».
Parolari conclude ricordando che «le Rsa sono tenute a sviluppare e dare evidenza di buone pratiche concretamente pianificate e attuate per consentire ai familiari/caregiver la continuità della relazione e del sostegno affettivo al residente, tenuto conto che nella popolazione fragile e in larga misura cognitivamente compromessa nelle Rsa, la riduzione delle interazioni sociali e l’impoverimento delle relazioni affettive possono favorire il decadimento psicoemotivo e aumentare il rischio di peggioramento delle patologie organiche».



Originale su L’Adige

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