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Distrussero una baita a Canazei, dodici ragazzi fra i 14 e i 16 anni imputati – Fiemme – Fassa


CANAZEI. Avevano distrutto l’interno di una baita situata lungo una pista da sci di Canazei, per migliaia di euro di danni, dopo aver organizzato delle feste durante il lockdown. Due in particolare gli episodi in cui sarebbero accaduti i fatti, tra dicembre 2020 e marzo 2021, periodo in cui la casa vacanze di proprietà della famiglia bolognese Roncari-Tamburini in Val di Fassa era chiusa per essere riaperta con l’arrivo della bella stagione.

I soggetti che si sono resi protagonisti di questa triste storia sono 12 giovani, all’epoca dei fatti ancora minorenni, che oggi, con la chiusura delle indagini preliminari del Tribunale per i minorenni di Trento, si ritrovano imputati con l’accusa di concorso in danneggiamento ed invasione di terreni ed edifici.

Ingenti i danni contati all’interno della struttura privata e il conseguente risarcimento chiesto dai legali dei proprietari, due anziani coniugi amanti del Trentino. Somma che ammonta intorno a 130mila euro.

I fatti risalgono a poco meno di tre anni fa, durante un periodo segnato dalle restrizioni dettate dalla pandemia Covid 19. Stando alle ricostruzioni degli inquirenti i ragazzi, al tempo tutti di età compresa tra i 14 e 16 anni, si sarebbero recati nella casa di montagna in più occasioni, durante i mesi invernali, intrufolandosi nella casa vuota in assenza dei proprietari, dopo aver praticato scialpinismo. Il gruppo si sarebbe introdotto nell’abitazione per fare festa, portando con sé alcolici e snack. Una situazione che è però degenerata con la distruzione totale degli ambienti interni, dagli arredamenti all’impianto elettrico.

«La casa era devastata: alcuni elettrodomestici tra cui il frigo e la caldaia, erano stati lanciati fuori dalla finestra, l’impianto idraulico preso a pugni, porte e finestre sfasciate. Sui materassi era presente urina. Per i proprietari, di una certa età, è stato un duro colpo: non hanno avuto il coraggio di tornare. È stato un evento che è stato fortemente somatizzato dalla coppia» sostiene il rappresentante della famiglia Roncari-Tamburini, l’avvocato Giovanni Dies.

A incastrare il gruppo sarebbero stati alcuni scontrini trovati nella casa, dove nella spesa in «supermercati della zona, erano stati acquistate caramelle, merendine, bevande alcoliche e analcoliche riconducibili a delle persone giovani» precisa l’avvocata di uno degli imputati, Karol Pescosta. Oltre a questo a incriminare i 12 minorenni ci sarebbero anche «video, foto e messaggi circolati sulle chat – spiega l’avvocato Dies – Non c’è stato nessuno scrupolo a documentare questi fatti sui canali social». In particolare una foto postata su Instagram avrebbe portato a individuare uno dei ragazzi, «visto che sullo sfondo era riconoscibile un armadio della baita», aggiunge Pescosta.

A scoprire il disastro una segnalazione di «una guardia forestale – racconta Dies – che per caso ha notato una “discarica” nella casa, avvisando così i proprietari». La denuncia è arrivata dalla nipote dell’anziana coppia che si è rivolta ai carabinieri. Così a giugno 2021 sono scattate le indagini con l’apertura di un fascicolo. A inizio 2022, spiegano i legali, arrivano le prime notifiche: 16 in totale i ragazzini indagati, 4 quelli che verranno poi scagionati. Dodici di loro verranno rinviati a giudizio, dopo essere stati davanti al pubblico ministero Crepaz del Tribunale per i minorenni. «Una prima udienza si è già tenuta il 14 settembre scorso, ma è stato chiesto il rinvio a febbraio 2024» spiegano i legali.

La parte offesa ha formulato la richiesta di risarcimento pari a 130 mila euro, «circa 104 mila solo di danni, il resto per il mancato utilizzo della casa». Al momento sono in corso delle trattative per «cercare una soluzione prima di arrivare a giudizio – aggiunge Dies – È segnale di un degrado giovanile e sociale. Nessuna delle famiglie dei giovani ha mai chiesto scusa spontaneamente».

Chiara e compatta la linea della difesa degli imputati che sta cercando di arrivare a un accordo economico. I ragazzi, alcuni dei quali ormai maggiorenni, «sono tutti incensurati». Tutti tranne uno, «quello che avrebbe cercato di trascinare gli altri dicendo che la casa era dello zio», già noto alle forze dell’ordine per precedenti con sostanze stupefacenti. Lo stesso che avrebbe pubblicato la foto sui social. Ciò non toglie però che il capo d’imputazione rimanga lo stesso per tutti. Non solo, nel gruppo sarebbe presente anche il figlio di un esponente politico noto nella zona. «Figli e genitori la stanno vivendo male, le famiglie non sapevano nulla – dichiara anche Alberto Cunaccia, avvocato difensore di uno degli imputati – Riteniamo che la richiesta di risarcimento sia eccessiva: stiamo ragionando ora con le parti offese per riportarla a cifre “reali”». Tanti di loro ora si stanno «si stanno gettando addosso le responsabilità».La difesa auspica in una «sospensione del processo con messa alla prova per gli imputati, che seguiti dagli assistenti sociali seguano un programma di attività educative per rielaborare quello che hanno commesso». A distanza di tre anni, quei fatti non suonano così lontani. «Pensavano fosse una bravata, invece è un fatto serio e grave. Ma ora è passato del tempo, tanti sono maturati. Il mio assistito adesso lavora come aiuto cuoco ha iniziato due anni e sembra aver trovato la sua strada» conclude Cunaccia.



Originale su L’Adige

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