I nostri figli: le dipendenze nell’adolescenza. Parla l’esperto – Blog

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«Un milione di ragazzini sono in difficoltà!». È l’allarme della Conferenza nazionale sulle dipendenze. Affermazione lapidaria e impressionante, ma anche sottostimata, perché i numeri che riguardano le forme di dipendenza tra gli adolescenti, probabilmente sono più alti. Si tratta delle dipendenze dalle micidiali droghe sempre più pericolose e in continuo aumento (nel 2024 sono state individuate 79 nuove sostanze).Ma c’è anche l’abuso di alcol in continua crescita, e la diffusione delle «New addiction» che sono le nuove dipendenze dalle tecnologie, dai dispositivi digitali, dai social e dai videogiochi.Inquietanti però sono anche i dati sul Gioco d’azzardo che in Italia cattura un 45% di adolescenti dai 16 anni in su e l’allarmante dipendenza dal sesso virtuale e dalla pornografia. I social ovviamente fanno la loro parte per quanto riguarda le forme di dipendenza, soprattutto comportamentali. La frequentazione dei social in adolescenza non è sempre e solo negativa.A volte potrebbe essere di aiuto nell’affrontare il corpo che cambia e la sessualità che esplode, ma resta uno spazio che va presidiato dagli adulti, controllato a vista dai genitori e limitato nell’accesso, come ha fatto di recente la Norvegia decidendo di alzare a 15 anni l’iscrizione ai social media. Essere nella piazza virtuale è cosa frequente un po’ per tutti, ma per la Generazione Alpha, quella dei nati dal 2010, è abituale e irrinunciabile. Tutto parte e si vive sui social, le relazioni si costruiscono li e l’identità si sviluppa sempre meno onlife.Prendiamo gli infiniti selfie che i giovani (ma non solo loro) utilizzano per mostrarsi al mondo delle relazioni. Può sembrare una moda ma non lo è. È un bisogno: quello di poter essere visibili, ovvero esserci. «Mi mostro, ci sono e dunque sono!». Una necessità della crescita per prendere forma, o fisonomia, uscire dall’indifferenziato, farsi vedere mutati di aspetto, con un corpo rinnovato. Postare foto proprie, private e intime, spesso serve a esorcizzare l’ansia per le repentine trasformazioni e contenere l’angoscia per quel corpo che in adolescenza può essere estraneo o nemico, che imbarazza ed ormai forte, potente ma anche inaspettatamente vulnerabile.Stare on line h24, come si dice oggi, per un tempo continuato che si dilata nella notte senza il controllo di nessuno, è il modo per i preadolescenti e per i bambini cresciuti da soli e troppo in fretta nelle stanze familiari e sui banchi delle primarie, di marcare il territorio e segnare la propria presenza ed esserci nel mondo virtuale, nel regno del «tutto è possibile». Con questa frase, del resto stiamo facendo crescere i minori sovraccaricando il loro «IO» di poteri e di competenze cognitive.E loro senza freni e senza limiti a «scorrazzare» online di giorno e di notte, inarrestabili nel fare «vamping» o «flaming» e infiammare le chat con offese e provocazioni violente. O incollati a far sesso virtuale, senza sosta e senza sapere nulla che non è solo pulsione ma relazione. E sarà sempre peggio quest’abitudine che facilmente diviene dipendenza, visto che adesso alla scuola è fatto divieto di educare alla sessualità e alle relazioni.Vien da dire, a dispetto dei tanti discorsi di opportunità politica sulla prevenzione che non trovano poi riscontro nella realtà, meglio l’ignoranza e la dipendenza, insieme a un’adultità incapace di normatività, limiti e regole.Giuseppe Maiolo – Psicoanalista Università di Trento –

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Originale su L’Adige

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