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L’ultimo saluto ad Antonio Zulian, morto nei boschi di Soraga. La moglie: “Resterai la nostra colonna” – Fiemme – Fassa


VIGO DI FASSA. Una marea di persone per dare l’ultimo saluto ad Antonio Zulian,  il sessantaquattrenne rimasto vittima nella serata di venerdì, 19 aprile, in un incidente sul lavoro nei boschi di Soraga Alta. Questa mattina, lunedì 22 aprile, la chiesa di Vigo di Fassa era pienissima. Molta l’emozione. L’uomo era rimasto schiacciato all’interno dell’abitacolo della macchina operatrice con cui si era recato a fare legna assieme a un conoscente: verso le 19, poco dopo essere partito per rincasare, il mezzo – un sollevatore con braccio telescopico – è uscito dal sentiero lungo il quale stava procedendo, ribaltandosi almeno un paio di volte lungo il pendio sottostante prima di fermarsi contro un albero.Antonio Zulian, era rimasto incastrato all’interno, al posto di guida, e per lui non c’era stato nulla da fare nonostante la rapidità con cui erano intervenuti i soccorritori, subito allertati dall’uomo che era con lui nel bosco e aveva sentito il rumore del macchinario in caduta.Soccorritori che sono intervenuti con il cuore in gola: Tone Cuz, come la vittima era conosciuta da tutti in valle, era infatti uno di loro: per tanti anni, fino al 2015, era stato a capo della stazione del Soccorso alpino di Centro Fassa, impegnato nel volontariato a favore della comunità come del resto tutti i suoi familiari, a partire dalla sorella e dai cinque fratelli.«Era uno dei migliori uomini che il Soccorso alpino trentino abbia mai avuto», lo ricorda commosso il presidente nazionale del Soccorso alpino, il fassano di Moena Maurizio Dellantonio: «Avevamo iniziato praticamente insieme, lui forse anche un po’ prima di me all’inizio degli anni Ottanta, nell’allora stazione di Vigo, quella che oggi è la Centro Fassa. Quando c’era da intervenire era spinto da un furore che agli occhi di chi lo conosceva poteva apparire voglia di strafare e invece era solo smania di poter fare il possibile per aiutare il prossimo. E ci riusciva, perché anche alpinisticamente aveva doti non comune, sulla roccia era un folletto. Era guida, era esperto, sapeva cosa faceva e come farlo al meglio. E quando serviva, mollava tutto, lavoro, famiglia, per andare. Come tutti noi, certo. Ma aveva anche una sensibilità non comune. Invitava sempre a soffermarsi per una preghiera, di fronte a chi purtroppo non ce l’aveva fatta. Aveva una fede profonda, che infatti lo aveva portato poi a impegnarsi anche nella gestione della casa per soggiorni religiosi con la moglie Teresa».Ma non è in lutto solo il “suo” Soccorso alpino: tutto il mondo del volontariato fassano piange Zulian: «È stata una colonna di tutto il nostro mondo – ricorda Andrea Winterle, comandante dei vigili del fuoco volontari di Pozza – sempre pronto a spendersi per gli altri. Perdiamo un punto di riferimento importante».La moglie Teresa: «Eravamo sposati da trentaquattro anni e ora, in questo momento, trovo davvero difficile immaginare le mie giornate senza Tone. Riesco solo a parlargli, a mandargli queste parole: sei e sarai sempre una delle nostre colonne. Nel disegno del Padre hai pitturato le nostre vite con la tua forza. Ora continua a farlo dal Cielo»



Originale su L’Adige

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