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Morto a 25 anni sull’Ortles, venerdì l’ultimo saluto: “Portate con voi un fiore selvatico in ricordo di Tom” – Cronaca


TRENTO. È morto sul colpo dopo un volo di quasi 500 metri sull’Ortles, a circa 3.700 metri di quota. La vittima dell’incidente è Tom Arent van de Plassche, 25 anni, nato a Rotterdam in Olanda ma residente a Trento. L’ultimo saluto è in programma venerdì: alle 15 presso la Sala del Commiato presso il cimitero di Trento. Dopo la cerimonia chi gli voleva bene si ritroverà da Uva&Menta per “ricordarlo e celebrare la sua vita”. Chi lo desidera potrà portare con sé un fiore selvatico per Tom oppure fare una donazione al Soccorso alpino.

La tragedia è avvenuta domenica 12 maggio, poco prima delle 9, lungo la via Minnigerode, che sale lungo il canalone sud del massiccio: l’alpinista, insieme a un amico, aveva raggiunto la cima a 3.905 metri e, dopo un attimo di sosta, aveva iniziato la discesa con gli sci. Poi, forse a causa della scarsa visibilità, il giovane ha perso aderenza ed è precipitato.Il compagno di escursione, a sua volta in difficoltà nella nebbia, non si sarebbe accorto di nulla e a lanciare l’allarme è stato un altro gruppo di alpinisti, impegnato su una via vicina, che aveva assistito al tragico volo. Immediatamente sono stati allertati i soccorsi, con l’intervento del soccorso alpino di Solda e l’elicottero Pelikan 3. Il corpo di Tom Arent van de Plassche è stato tuttavia trovato senza vita e recuperato, non senza difficoltà, dagli uomini del soccorso alpino. Con l’ausilio di un verricello, la salma del giovane olandese è stata issata sull’elicottero, che l’ha trasportata a valle nella sede della Protezione civile di Solda, da dove il corpo è stato poi trasferito nella camera mortuaria dell’ospedale di Silandro.Tom van de Plassche viveva a Trento da ormai qualche anno insieme alla fidanzata Sofia Farina, ma lavorava a Bolzano al Salewa Store, ed era un forte atleta di trail running. Ma soprattutto era un grande esperto e appassionato di montagna. Sui social, nel descriversi, diceva che «mi dedico a vivere le montagne e salvare il loro futuro». E in Trentino aveva trovato un ambiente ideale per coltivare le sue passioni: qualche settimana fa, raccontando di un evento al quale aveva partecipato, sottolineava di sentirsi fortunato a vivere a Trento.Il giovane sportivo, inoltre, non nascondeva il proprio amore anche per i luoghi dove la sua giovane vita si è tragicamente spezzata: «Le montagne dell’Ortles Cevedale stanno per diventare le mie preferite del Trentino-Alto Adige: hanno poco da invidiare ai quattromila delle Alpi occidentali, sono selvagge e con salite classiche di tutto rispetto». Era anche nel direttivo di “Protect our winters”, proteggiamo i nostri inverni, l’associazione nata per sensibilizzare sui cambiamenti climatici.



Originale su L’Adige

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